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Madrid - Architettura Stampa E-mail

IL MIX AND MATCH MADRILENO

articolo di Silvia Fucigna

Madrid è un miscuglio di stili architettonici, dove si riescono a cogliere tutti i diversi segni del passato e tutte le diverse contaminazioni subite dal passaggio di mori, fiamminghi, americani, francesi e infine italiani. Risulta perciò difficile definire uno stile madrileno.
A fianco agli edifici storici sono stati collocati in anni recenti strutture di nuova concezione che forse, architettonicamente parlando, al di là della bellezza del singolo edificio, hanno contribuito ad un’ulteriore disomogeneità della città.



Alcuni grandi nomi dell’architettura contemporanea hanno lasciato la loro firma occupandosi del ridisegno di alcune aree nevralgiche della città, proponendo ognuno il proprio stile e andando incontro alle esigenze di sei milioni di persone.
Esempi eccellenti sono dati dal nuovo aeroporto di Barajas e dalla stazione ferroviaria di Atocha.

Dietro l’aeroporto di Barajas c’è la mano di Richard Rogers, che non solo ha saputo rispondere alle cifre dell’attuale traffico aeroportuale, ma che con un sistema modulare ripetibile di 9 metri per 18, ha lasciato aperta la possibilità di ulteriori futuri sviluppi dello stesso.
La forte considerazione che l’architetto ha nei confronti dei contesti ambientali e dell’ecosostenibilità, hanno fatto da guida nella progettazione della struttura.
Molti sono gli elementi pensati proprio in nome del risparmio energetico, a partire dall’importante studio compiuto sulla luce naturale sfruttabile, ma anche sull’ombreggiatura presente che dà la possibilità di ridurre il coefficiente di surriscaldamento degli ambienti. Un sistema di raccolta di acqua piovana sarà sufficiente a mantenimento delle aree verdi circostanti, verde esteso anche alle zone pensate per la sosta e il parcheggio.
Questi sono i veri aspetti innovativi del progetto. Il resto sono architettura e design degli del padre che li ha creati e caratterizzati da linee sinuose, colonne inclinate, lastre d’acciaio e giochi di luce e trasparenze.



Il progetto per la nuova riqualificazione della zona che comprende la stazione di Atocha compare già nel plan general del 1985. L’ambizioso progetto nasce con l’intento di restituire nuovo splendore alla città, intervenendo sia sul piano urbanistico sia sul piano dei trasporti: Atocha risulta essere infatti il più importante snodo ferroviario della città e della Spagna intera.
Questo difficile compito viene affidato a Raphael Moneo che propone un progetto articolato e complesso che è in grado di mettere d’accordo la vecchia struttura con la nuova.
Primo segno tangibile di questa nuova uniformità si ha all’ingresso, grazie alla costruzione di una grande piazza, uno spazio che l’architetto colloca adiacente alla vecchia hall trasformata in uno splendido giardino tropicale, dove i passeggeri si trattengono volentieri in caffè e ristoranti.
Da questo punto la nuova struttura si articola secondo percorsi verticali, dando facile accesso ai diversi mezzi di trasporto, e accoglie le aree dedicate ai servizi per  i passeggeri e gli uffici del personale. Ma non è un piccolo mondo sotto una campana di vetro: la stazione prolunga i suoi percorsi all’esterno e trova integrazione nella città attraverso la stazione degli autobus e i parcheggi, nuovi collegamenti urbani e la nuova fermata della metropolitana.
L’innovazione in questi due casi coincide con la funzionalità, il vecchio viene posto in stretta relazione col nuovo e i risultati sono così sorprendenti da non saper rinunciare ne all’uno ne all’altro.