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Shanghai  



Shanghai - Architettura Stampa E-mail

Articolo di Alessandro De Toni
Dal Bund un fascio di luce proietta sui grattacieli di Pudong un messaggio sull’evento storico più importante dei prossimi anni: la World Expo del 2010, a Shanghai. 10 milioni di visitatori, 200 nazioni partecipanti, budget che fanno rabbrividire, per “mostrare al mondo lo sviluppo sociale, economico, culturale e le conquiste tecnologiche del Paese” - dichiara il premier Wen Jiabao.




Lo sviluppo architettonico della città segue freneticamente questo diktat lottando contro il tempo per consegnare entro due anni una nuova e scintillante metropoli.
Il quartiere di Pudong dà voce alle ambizioni della città e celebra gli imperi finanziari con una skyline avveniristica. Un’area pressoché disabitata fino a 15 anni fa, oggi è cuore finanziario della città: cantieri, business center, lussuosi compound e un Century Park che richiama il modello newyorkese. E’ una città work-in-progress, verticalizzata e tecnologica, che cavalca il boom economico con monumenti allo sviluppo e titanici investimenti sul futuro.
Sull’altro versante il Bund, affollato di turisti giorno e notte, affiorano le memorie di un passato coloniale. Edifici perlopiù del primo ‘900, banche e trading house inglesi, francesi, russe che oggi subiscono una seconda colonizzazione da parte dei brand di alta moda per golden collars e stranieri. Alle spalle degli antichi palazzi è il cuore palpitante della città, il centro storico, il Jade Garden, gli affollati mercati di Fangbang Rd.




Il fiume Huangpu, tra il Pudong e il Bund, segna il confine tra il passato e il futuro anche in termini di lifestyle. Un passato di edifici coloniali, di vita di quartiere, un dedalo di animate e caotiche strade commerciali, si scontra faccia a faccia con un futuro tecnologico e individualista, di grandi arterie e shopping malls, di muri di cinta e guardie che garantiscono la privacy dell’upper middle class shanghainese.

Tra i maggiori edifici di Pudong, svettano la celebre Pearl TV Tower, una torre di 468m, adottata come simbolo di Shanghai: un “missile intergalattico” che consacrò Shanghai come centro della comunicazione e dello showbiz moderno. Dalla conclusione del progetto nel 1994 è stata una gara al rialzo. Nel 1999 la Jin Mao Tower rilancia con una struttura metallica che rievoca le antiche pagode ed ospita uffici, un osservatorio all’88° piano e il lussuoso Park Hyatt Hotel. Ma a salutare l’Expo dall’alto sarà il Shanghai World Financial Center. E’ un progetto da 850 milioni di dollari, che dal 1997 si fa strada tra crisi finanziarie e revisioni strutturali e a breve (entro fine 2008) consegnerà alla città un grattacielo di 492m in vetro e metallo. La cima ospiterà un hotel a 6 stelle, il secondo più alto al mondo.




Ma il balzo di Shanghai verso il 2010 non si limita a Pudong ma anche People Square, la piazza centrale della città, è circondata di grattacieli di recente costruzione. Se nel 1934 il Park Hotel dominava la città dal suo 22° piano, oggi Tomorrow Square, una torre di 55 piani progettata da John Portman & Associates è uno dei tanti edifici che si possono ammirare dai giardini della piazza, praticamente ricostruita a partire dai primi anni ’90.

La sperimentazione estetica incontrainvece il recupero di canoni tradizionali nella grande pagoda di vetro di Jean-Marie Charpentier, che dal 1998 ospita lo Shanghai Grand Theatre.
Un incontro immaginario tra Le Corbusier e la Cina antica, per avvicinare l’opera europea al pubblico orientale.
Ma la città è un continuo affascinante mix di tradizione cinese, ex-concessioni coloniali e influssi contemporanei.
Camminando per le strade di Ruijin Rd e Maoming Rd, le antiche ville dei diplomatici in stile europeo sono oggi ambite residenze di lusso che ritagliano uno spazio di quiete nel caotico centro.


Uno degli esperimenti più interessanti degli ultimi anni è Xintiandi, un quartiere nato dal recupero di edifici della ex-concessione francese nell’ambito del Taipingqiao Redevelopment project. La riqualificazione ha creato un quartiere dedicato al relax e all’intrattenimento, preservando stabili antichi e riconvertendoli in attività commerciali. E’ un’isola pedonale che si affolla di businessman, expats e turisti nell’ora dell’aperitivo e di cena. Ristoranti cinesi ed etnici, locali notturni, negozi di lusso e persino un cinema multisala animano le nottate di Xintiandi. Pecca di artificiosità e piace soprattutto agli stranieri ed esterofili, ma l’accoppiata business e tutela del patrimonio storico rimane uno degli unici escamotage per evitare l’avvento di ruspe e grattacieli.



Una versione più autentica di Xintiandi, un quartiere pedonale che mantiene un’identità storica, è la Duolun culture street, nel distretto di Hongkou, l’ex-concessione anglo-americana.
Tradizionalmente il quartiere degli intellettuali, di Lu Xun e di Guo Moruo, non ha subito fino ad oggi l’assalto del commercio. E un’isola pedonale pacifica e defilata dove quartieri popolari e dimore storiche ospitano librerie, antiquari e case da tè.

Lo sviluppo della città vede nascere nuovi quartieri, grattacieli e shopping mall, surrogati del tessuto economico e sociale fondato sul networking tipico dei quartieri residenziali di un tempo. Dalla collettività degli spazi comuni all’individualismo di città nella città, Zhongshan Park, Shanghai Circus, Moganshan e altri quartieri, mettono a stretto confronto passato e presente, povertà e opulenza. E’ uno spettacolo di contrasti decadente e al
tempo stesso affascinante, una rappresentazione dello sviluppo e delle sue miserie.