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Guerre Fredde e Piccoli Tiranni Stampa E-mail


di Alberto Antonello

Alla luce degli ultimi avvenimenti in Tibet, ritorna protagonista la discussione sul potere e sul rispetto dei diritti umani, il nuovo clima da guerra fredda cui l'Occidente sembra nuovamente tendere. Nuovi regimi dittatoriali, più o meno palesi, improbabili tirannie ereditarie e democrazie fasulle, sembrano regnare in molte parti del mondo, con i media che agiscono potentemente come strumento persuasivo, assoggettato ai voleri dei più potenti, amplificando, distorcendo o semplicemente omettendo la realtà dei fatti.

Un tema quello del potere, già trattato, seppur sotto un'altra veste, con lo special "Royalty Show", dove abbiamo ritratto il concetto della regalità e il perpetuarsi nei nostri giorni, soprattutto a livello formale, di determinati modelli storici di monarchia. Sentiamo ora l'esigenza di tornare su un problema quanto mai attuale e complesso, visto che coinvolge la quotidianità e il futuro del nostro pianeta.  La questione del Tibet è soltanto l'ultimo di una sterminata serie di episodi disseminati in tutto il mondo, dalla Corea del Nord al Medio Oriente, dall'America Centrale ad alcuni paesi ex sovietici, passando poi per le numerose situazioni problematiche del continente africano.

Mao Hassana Bolkiahtn Stalin Tiranni Mao Hassana Bolkiahtn Stalin Tiranni

Ovunque troviamo un solco sempre più profondo tra potere e cittadini, dove da una parte regna un immaginario idilliaco, prodotto in grande quantità per la propaganda ufficiale negli stati dittatoriali, con quelle che abbiamo già chiamato "operazioni simpatia", che sfociano spesso e volentieri nel grottesco e nel pacchiano, mentre dall'altra emerge una moltitudine di disperati senza futuro e senza presente: il popolo schiavo, condannato a sopportare la tirannide, sottomesso alle dittature e agli eserciti.

Da questo scenario ne esce un mondo para-reale in cui i nuovi reami ereditari, ma senza corona e senza nobiltà, sorgono soppiantando repubbliche e democrazie vecchie e obsolete. Affiorano le contraddizioni di un pianeta senza più sogni di sviluppo e redenzione, con i disastri e le ribellioni violente causati dalla mancanza di concrete speranze per il futuro.

Mao Hassana Bolkiahtn Stalin Tiranni Mao Hassana Bolkiahtn Stalin Tiranni

La chiave di volta di questo nostro discorso è rappresentato dai media, quasi sempre nelle mani dei più potenti, che riproducono così agli occhi del grande pubblico soltanto una parziale verità. Anche le vie alternative di comunicazione vengono presto bloccate, vedi l'oscuramento di YouTube. Proprio in questi giorni in Cina è stato reso inaccessibile il più famoso portale di videosharing (come già capitato in Thailandia, Marocco e Turchia) a causa della mole di contenuti pro Tibet riversati in rete dagli utenti, con lo stesso trattamento riservato anche a CNN e BBC. E' già capitato in tempi recenti, sempre in territorio cinese, anche ad altri importanti servizi e comunità presenti  in rete, come i famosi Bloggers, Wikipedia e Flickr.

L'industria culturale tradizionale ha seguìto e monitorato questo trend ormai consolidato da tempo con la produzione cinematografica che ha attinto a piene mani dalle figure dei di questi nuovi re del mondo e dai giochi di potere che segretamente reggono gli equilibri internazionali, sempre più instabili e delicati. Un paio di stagioni or sono la lunga serie è stata inaugurata da "Syriana" di Stephen Gaghan (e con l'interpretazione di George Clooney), sono poi seguiti numerosi altri importanti film come "Mein Fuhrer" di Dani Levy e "Death Of A President" di Gabriel Range, ma la lista di esempi si presenta davvero lunga e vi possiamo trovare anche alcuni registi di casa nostra.

Mao Hassana Bolkiahtn Stalin Tiranni Mao Hassana Bolkiahtn Stalin Tiranni

In questo clima stilistico non potevano mancare alcuni interessanti interventi in campo artistico, con l'utilizzo frequente della chiave dell'ironia, come nel caso di Frank Kozik e Eddy Guy; anche il mondo del fashion ne ha tratto profonda ispirazione, con un'intera campagna, "Will not the war televised", ispirata da queste tragedie odierne e ideata e prodotta da Marithé et Francoise Girbaud.

Discorso a parte per la musica che è stata invece storicamente una delle forme maestre di protesta e denuncia e che ancora oggi vive di uno status privilegiato, come un mezzo di comunicazione difficilmente limitabile nelle sue forme espressive.


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