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Il mostro ha un alto contenuto di identità, esce dall’omologazione, dimostra la sua unicità, si staglia dalla massa indistinta e anonima. Se il normale è comune, medio, il mostruoso è straordinario. Il mostro è l’esatto opposto della mediocrità. (Fabio Giovannini, Mostri. Protagonisti dell'immaginario del Novecento, da Frankenstein a Godzilla, da Dracula ai cyborg)

Nel suo significato originario la parola mostro ha insite diverse accezioni, indica l’apparire ed il manifestarsi (dal latino “monere”) di qualcosa di prodigioso e fuori dalla normalità, generando sentimenti diversi, come rassicurazione o al contrario spavento.
I mostri suscitano orrore e paura ma nel contempo anche un sentimento di meraviglia e di pietà per la loro particolare condizione.
Il concetto di “mostro” è sempre stato in bilico tra questi diversi sentimenti e sfumature, tra la repulsione per l’orrido e l’attrazione per qualcosa di estremamente seducente. Il più delle volte infatti il mito di alcuni personaggi è stato costruito proprio a partire dalle loro degenerazioni.


Cominciando dai mostri mitologici e da quelli mutuati da saghe televisive e cinematografiche (dall’horror al grottesco, passando per lo splatter e tutte le varie parodie del genere) o racconti letterari, possiamo aggiungerne molti altri offertici dalla storia reale e da fatti di cronaca passati come odierni, una ricca e variegata galleria in continuo aggiornamento.

Oggi però vengono messi in discussione i moderni canoni estetici, nel mondo post moderno si è dissolta infatti qualsiasi opposizione tra bello e brutto. Talora si elegge il brutto a modello di una nuova bellezza.
La mostruosità odierna è un concetto ben più ampio e dilatato, un canone stilistico ed espressivo che coinvolge non soltanto il nostro rinnovato gusto estetico ma numerose questioni di carattere etico e che si nasconde dietro la normalità di ogni giorno.
Proprio per  uscire da questa normalità, tutti noi tendiamo al “mostruoso”.

Ma chi sono dunque i nuovi mostri? E da dove nascono?

I nuovi mostri sono quelli creati dal piccolo schermo, le persone “geneticamente modificate dal delirio televisivo”, un delirio che condiziona la vita dell’uomo comune e che vede proprio nella tv l’unico mezzo per raggiungere la celebrità.
I recenti casi di cronaca dello scandalo di “Vallettopoli” sono soltanto la punta dell’iceberg di questo circolo vizioso, fatto di smania di apparire e mancanza di freni morali

Ma anche chi non partecipa attivamente alla tv ma ne è solo spettatore, diventa un protagonista di questa nuova mostruosità.
Il gusto per la violenza e il voyeurismo più spinto sono all’ordine del giorno, siamo nell’epoca della "Real TV Generation", dove le immagini più cruente (meglio appunto se reali) sono un ingrediente gustoso per arricchire i palinsesti televisivi.


I modelli da imitare e lo status symbol da raggiungere sono sempre più impegnativi e non c’è da stupirsi se la chirurgia estetica diventa una prassi consolidata; l’intervento per modellare il proprio corpo si piega ai nuovi dettami della società.

Bellezza e mostruosità vanno a braccetto, anche il mondo “fatato” delle top model ha vissuto soprattutto nell’ultima stagione diverse tragedie, con giovani ragazze che muoiono piegate dall’anoressia. Siamo così esasperati dalla ricerca di un modello di bellezza che ci trasformiamo senza accorgercene in autentici mostri.

Viviamo dunque in un’epoca mostruosa, in cui siamo circondati dal brutto ma sembra che questa nuova condizione non ci faccia nemmeno troppo schifo.